
19) L'educazione.

Per capire il ruolo che ciascun cittadino deve svolgere
all'interno della societ occorre ricevere una educazione che
faccia risaltare la naturale predisposizione di ciascuno.
All'educazione  dedicato il settimo libro della Repubblica:
Platone presenta un piano di studi piuttosto accurato, uno dei pi
importanti e discussi esempi di paidea greca. Di esso riportiamo
la parte finale, dedicata all'insegnamento della dialettica a
coloro che sono destinati a diventare filosofi e a governare gli
stati. Socrate parla in prima persona; il suo interlocutore 
Glaucone

Repubblica, 538 d-541 b (vedi manuale pagine 101-102).

1   [538 d] - Supponiamo ora, feci io, di andar a chiedere a una
persona cos educata che cosa  il bello e che essa dia la
risposta che ha sentito dal legislatore; e che la si critichi e
pi volte e in pi modi si rinnovi la critica e che si riesca a
trascinare quella persona a pensare che quel bello 
indifferentemente bello [e] o brutto (e cos per il giusto, per il
bene e per i valori da lei particolarmente apprezzati). Come credi
che essa si comporter poi per quanto concerne il rispetto e
l'obbedienza a questi valori? - E' inevitabile, disse, che non li
rispetter n seguir pi come prima. - Ebbene, ripresi, quando
non li giudichi pi degni di rispetto e confacenti a s come prima
e non riesca a trovare i valori [539 a] veri, quale altra condotta
di vita potr essa naturalmente assumere se non quella di un
adulatore? - Non avr altra possibilit, rispose. - Allora, credo,
da rispettosa della legge ne sembrer divenuta nemica. - Per
forza. - Ora, continuai, non  naturale che cos si venga a
trovare chi affronta in questo modo la dialettica? e, come dicevo
poco fa, non merita grande indulgenza? - Anzi compassione, disse.
- E perch questa compassione non circondi i tuoi trentenni, non
si dovr affrontare la dialettica con ogni cautela possibile? -
Certamente, rispose. [b] - E non  gi una notevole cautela non
farla gustare loro da giovani? Credo non ti sia ignoto che i
giovincelli, non appena assaporano la dialettica, se ne servono
come per gioco, usandola sempre per contraddire; e, imitando chi
li confuta, confutano poi essi stessi altre persone e si divertono
come cuccioli a tirare e a dilaniare con il discorso chi via via
venga loro a tiro. - S, si divertono straordinariamente, rispose.
- E quando hanno essi stessi confutato molti e da molti sono stati
confutati, [c] eccoli precipitarsi, impetuosi e rapidi, a
rinnegare tutto quello che credevano prima. Ecco perch di fronte
agli altri sono screditati essi stessi e coinvolgono nello
scredito l'intero mondo della filosofia. - Verissimo, disse. - Una
persona pi matura, ripresi, non potr dunque consentire a
partecipare a una simile folla; ma preferir imitare chi vuole
coltivare la dialettica e cercare il vero anzich chi scherza e
contraddice per gioco; e sar, essa [d] stessa, pi moderata, e
far rispettare di pi la sua occupazione anzich farla spregiare.
- Giusto, rispose. - Ora, anche tutto ci che s' detto prima non
 dovuto a cautela? Cio che coloro che si faranno partecipare
alla dialettica devono avere natura ordinata e ferma; e che non le
si deve accostare, come avviene ora, il primo che cpita, per di
pi senza la minima disposizione. - Indubbiamente, rispose.
2   - Ora,  forse sufficiente praticare la dialettica,
assiduamente e intensamente senza altre attivit, ma
esercitandovisi in maniera corrispettiva agli esercizi del corpo,
per il doppio di anni che in quelli? - Intendi dire sei [e] o
quattro anni?, chiese. - Non ha importanza, risposi, poni che
siano cinque. Pi tardi i tuoi giovani dovranno ridiscendere in
quella caverna ed essere forzati ad assumere i comandi bellici e
tutte le cariche pubbliche che toccano a persone giovani, affinch
non restino inferiori agli altri nemmeno per l'esperienza. E anche
in queste [540 a] congiunture si dovranno ancora saggiare, per
vedere se, pur subendo pressioni da ogni parte, rimarranno fermi,
o se ne saranno turbati anche solo un poco. - E questo periodo,
chiese, quanto lo fai durare? - Quindici anni, risposi. Poi,
quando hanno raggiunto i cinquant'anni, quelli che ne siano usciti
sani e salvi e si siano dimostrati dovunque e in ogni modo primi,
nelle varie opere e scienze, si devono ormai guidare alla mta
ultima: verranno costretti a volgere in su il raggio dell'anima e
a guardare a ci che a ogni cosa d luce; e dopo aver veduto il
bene in s, a usarlo come un modello e a ordinare, ciascuno a
turno, per il resto della vita, lo stato e i privati [b] cittadini
e se stessi; e passeranno la maggior parte del tempo immersi nella
filosofia, ma, quando venga il loro turno, dovranno affrontare le
noie della vita politica e governare ciascuno per il bene dello
stato, non perch sia bello questo loro compito, ma necessario. E
cos, avendo via via educato altri a propria somiglianza e
avendoli lasciati al loro proprio posto come guardiani dello
stato, andranno ad abitare nelle isole dei beati; e lo stato dovr
[c] fare loro monumenti e sacrifici a pubbliche spese, come a
dmoni, se  d'accordo anche la Pizia; e se non lo , come a
persone felici e divine. - Sono veramente splendidi, Socrate,
disse, questi governanti che hai foggiati, come uno scultore. - E
anche le donne di governo, Glaucone, replicai. Devi pensare che le
mie parole si riferiscono tanto agli uomini quanto alle donne,
tutte quelle che nascono naturalmente adatte. - Giusto, rispose,
se, come abbiamo detto, avranno ogni cosa eguale e in comune [d]
con gli uomini. - Ebbene?, continuai; siete d'accordo che non sono
affatto utopie quelle che abbiamo dette sullo stato e sulla
costituzione? Sono, s, cose difficili, ma in qualche modo
possibili (e possibili solo come s' detto), quando entro lo stato
divengano signori, uno o pi d'uno, i veri filosofi e disprezzino
gli onori in voga oggid, giudicandoli banali e di nessun conto; e
apprezzino moltissimo la dirittura morale e gli onori che le [e]
conseguono, considerando la giustizia come la cosa pi importante
e indispensabile; e servendola e accrescendola organizzino
ordinatamente il loro stato. - In che modo?, chiese. - Manderanno
via, risposi, in campagna, tutti [541 a] i cittadini che abbiano
compiuto i dieci anni; ne prenderanno i figlioli sottraendoli
all'influsso degli odierni costumi, che sono pure quelli dei
genitori, e li alleveranno secondo i loro modi e leggi, che sono
quelli da noi esposti prima. Non siete d'accordo che cos molto
rapidamente e facilmente s'instaureranno lo stato e la
costituzione che dicevamo? e che sar uno stato felice e offrir i
maggiori vantaggi alla popolazione entro cui sorga? - Certo, [b]
rispose. E credo che tu, Socrate, abbia detto bene come
sorgerebbe, se mai potesse sorgere. - Ora, continuai, non abbiamo
gi detto abbastanza di questo stato e dell'individuo che gli
somiglia? Anche per costui  chiaro quali doti gli dovremo
attribuire. - E' chiaro, rispose; e, come dici con la tua domanda,
l'argomento mi sembra esaurito.
 (Platone, Opere, volume secondo, Laterza, Bari, 1967, pagine 365-
368)

